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Le ceramiche delle “Albisole”

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Le ceramiche delle "Albisole"

Già in epoca romana, in quelle che oggi chiamiamo le Albisole (i due Comuni di Albissola Marina e Albisola Superiore), erano presenti fornaci che producevano mattoni, contenitori per cibi, e anfore utilizzate per il trasporto di vino, olio e cereali.

Di conseguenza è chiaro come la lavorazione dell’argilla nelle due cittadine è antica miglia di anni.

Da studi svolti sull’argomento emerge che le prime produzioni ceramiche sarebbero state fatte ad opera di monaci del monastero di San Benedetto di Colonega, ad Albissola Marina, per poi proseguire e ingrandirsi nel Quattrocento.

Essendo due cittadine affacciate sul mare, la materia prima si ricavava dalla spiaggia: argilla rossa e terra bianca erano ottime per confezionare il biscotto. Si realizzavano per lo più stoviglie e le tecniche di lavorazione più utilizzate erano l’ingobbio e il grafito. Venivano realizzate anche maioliche, ovvero ceramiche decorate su smalto. Importante divenne anche la produzione di piastrelle da rivestimento, chiamate anche laggioni, e di maioliche chiamate a berettino, decorate con una tonalità azzurra che ricorda le decorazioni degli Azulejo spagnoli e portoghesi.

Nel 1500 ben tredici fornaci erano attive nelle due Albisole, con un mulino edificato nella frazione di Ellera, nell’entroterra, che macinava i colori.

I motivi riprodotti erano perlopiù marine, animali, fiori, ma anche scene mitologiche ed episodi della Bibbia.

Elemento interessante fu inoltre quello legato al marchio, scelto diverso da ogni famiglia: chi utilizzava la lanterna di Genova, chi ordini religiosi, figure di santi, o stemmi.

Le due Albisole conobbero nel tempo altri momenti di rinnovamento artigianale e artistico, i quali pur rimanendo fedeli alla tradizione delle forme classiche e del colore bianco e blu, andarono incontro a sperimentazioni molto importanti che segnarono periodi storici ed epoche che rimasero scritte sui manuali di storia dell’arte.

Il Novecento si rivelò essere un momento particolarmente fecondo: a inizio secolo, con la corrente artistica del Futurismo, le due Albisole si riempirono di artisti, come ad esempio Tullio D’Albisola, pseudonimo di Tullio Mazzotti, che pubblicò con Tommaso Marinetti il manifesto Futurista della Ceramica e Aeroceramica nel 1938, aprendo la strada alla successiva generazione di artisti internazionali, quali per citarne alcuni Lucio Fontana, Asger Jorn, Arturo Martini, Wilfredo Lam, Giuseppe Capogrossi, Aurelio Caminati, Emilio Scanavino che fecero delle due Albisole luogo eletto di produzione artistica e incontri di eco mondiale, legati alla ceramica.

Le due Albisole parteciparono inoltre alla Mostra di Arte applicate di Monza nel 1923, alle Esposizioni Universali di Parigi del 1925 e del 1937 e a quella di Berlino del 1938.

Oggi le due Albisole mantengono viva la tradizione ceramica con numerosi laboratori di produzione, partecipando ogni anno a manifestazioni a tema, tra cui quella più di rilievo, ovvero la "Rassegna Internazionale di Ceramica Contemporanea", e attraverso percorsi artistico-culturali e istituzioni culturali quali Il MuDA – Museo Diffuso Albissola, e il Museo di Casa Jorn.

Photo credit: Gianluca Anselmo

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Tradizione del saper fare dall’epoca romana ai giorni nostri