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L’era industriale tra Montello e colli asolani

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29/10/2021

L'era industriale tra Montello e colli asolani

Verso il 1882 a Venezia tra alcuni benemeriti pionieri dell’industria si concretizzava l’idea di dotare anche quella regione di un opificio che utilizzasse la fibra tessile vegetale eminentemente italiana, la canapa, allo scopo di produrre reti, spaghi e cordami, merce di grande consumo popolare e marinaro e quindi di presumibile ampio smercio, ove la si fosse saputa lanciare sui mercati mondiali accoppiando a lavorazione perfetta prezzi convenienti, ciò che si sarebbe ottenuto da una grossa industria organicamente concepita e condotta con sani criteri tecnici e commerciali.
Per lo stabilimento la scelta cadde sulla località di Crocetta, minuscola frazione di Cornuda. Quel paesello fu scelto perché solcato da un canale, opera insigne della “Serenissima”, derivato dal Piave e al Piave ricondotto dopo lungo e sinuoso percorso, ricco di cadute, che generano ormai HP 1300 di energia idro-elettrica. Il paese, oggi autonomo, adagiato sulla sponda destra del fiume non può fare a meno di contemplare il panorama circostante; tutto è diventato sacro d’intorno: a nord la gloriosa catena di monti, che dall’inviolato baluardo del Grappa verso Occidente raggiunge ad Oriente le alture di Vittorio Veneto, memori della vittoria; a est il Piave, proprio nel tratto donde a prezzo di tanto sangue fu ricacciato per sempre il nemico; a meridione l’ondulazione del Montello, tomba di purissimi eroi!”.

La descrizione ricca di retorica risale agli anni ’20 del Novecento e lo stile non poteva che essere questo.

È proprio in questa località, a pochi passi dalle colline asolane, che iniziò l’era industriale del Trevigiano. Nasceva il Canapificio Veneto Antonini, Ceresa e Zorzetto per iniziativa di Antonio Antonini, del figlio Andrea, dei fratelli Pacifico e Giacomo Ceresa e Angelo Zorzetto. Con le ingenti risorse apportate dai soci (Lire 3.750.000) la fabbrica fu costruita in un anno e già nel maggio del 1883 iniziò la produzione. Le macchine di fabbricazione tedesca e inglese erano alimentate dall’energia elettrica generata dalle turbine mosse dall’acqua del canale Brentella. Fu la prima azienda del Veneto a sfruttare la nuova energia. Nello stabilimento lavoravano 650 dipendenti e nel giro di dieci anni la produzione raggiungeva i 2.500 quintali al mese, materiale pronto al consumo in misura di ¾ di spago, reti e filo da calzolaio e ¼ di cordami, destinati in buona parte alla Regia Marina. Negli anni seguenti l’azienda cresceva e nel 1908 contava 2.800 dipendenti, con una superficie coperta di oltre 19.000 mq. Per dare alloggio agli operai che arrivavano da oltre 40 paesi furono costruite le case di abitazione, dotate di illuminazione elettrica, i servizi necessari al funzionamento della comunità, negozi, orti sociali, asilo per i piccoli, la chiesa adiacente alla fabbrica perché i dipendenti, tra un turno e l’altro, potessero assolvere i precetti festivi.

Sempre nel 1908 Andrea Antonini, amministratore dell’azienda, festeggiò con tutte le maestranze il 25° di fondazione del Canapificio e la sua nomina a cavaliere del lavoro. Un’atmosfera magica si era creata tra il padre padrone e tutti quelli che ricavavano di che vivere dal lavoro che lui offriva. Ben presto però ci si accorge che le condizioni all’interno della fabbrica non sono salutari, frequenti sono gli incidenti e le retribuzioni sono più basse che in tutte le realtà industriali del vicinato e non solo. Animati da certa stampa repubblicana gli operai trovano il coraggio di astenersi dal lavoro, proclamando uno sciopero nel mese di luglio del 1913, sciopero che durerà ben 20 giorni e sarà sostenuto dai rappresentanti repubblicani del tempo fra i quali emerge il montebellunese Guido Bergamo. La vertenza si chiuderà in modo positivo per gli operai ma altre nubi sono all’orizzonte.
Crocetta viene a trovarsi sul fronte di guerra dopo la disfatta di Caporetto e il Canapificio, fornitore del regio esercito, dovette sospendere ogni attività, trasferendo anche i macchinari in zone d’Italia non raggiunte dai bombardamenti austriaci.

La ripresa risultò difficile e Antonini, stanco e amareggiato, pensò di dare una diversa struttura alla società, trasformandola in società anonima, primo passo per la cessione alla collaudata azienda Linificio & Canapificio Nazionale, con sede a Milano. Il Canapificio Veneto fu così annoverato alla ventina di stabilimenti gestiti dalla ditta milanese.

Riorganizzare il lavoro non fu cosa semplice. Gli anni 1920 e 1921 procurarono perdite milionarie ma il lavoro continuò con tenacia anche negli anni successivi. Poi la crisi mondiale del ’29 produsse il crollo di tutte le borse mondiali e quando anche questi momenti sembravano superati si affacciava sul mercato la fibra artificiale, derivata dal petrolio che pian piano sostituiva l’utilizzo della canapa. La lobby dei petrolieri era riuscita a far passare la legge che vietava l’uso della canapa in America e in gran parte del mondo.

Il Canapificio Veneto godette ancora di momenti proficui durante il periodo autarchico ma il declino era iniziato. Il calo delle vendite e la concorrenza dei prodotti quali il nylon convinsero la dirigenza a togliere autonomia al Canapificio Veneto deliberandone l’incorporazione nell’azienda madre Linificio & Canapificio Nazionale, trasferendo gli uffici di Crocetta a Milano e riducendo il numero dei dipendenti. L’intero complesso fu valutato Lire 200.000.000, comprendendo in esso anche tutte le abitazioni riservate ai dipendenti. La fine si avvertì in paese quando furono messe in vendita le casette riservate ai dipendenti. E così fu: lo stabilimento di Crocetta cessò ogni attività alla fine del 1967.

Intorno alla fabbrica era sorto il paese di Crocetta del Montello, col distacco nel 1902 delle frazioni di Crocetta, Nogarè e Ciano dal Comune di Cornuda subendo da quest’ultimo una divisione territoriale quanto mai singolare. La linea di confine tagliava in due il Canapificio e a tutt’oggi non si conoscono le ragioni di tale operato.

La chiusura dello stabilimento creò la corsa all’accaparramento dei vuoti padiglioni da parte di nuovi imprenditori. Bisognava far presto per dare spazio alle attività che nascevano sull’onda del boom economico. Con un po’ di rammarico possiamo dire che si è persa l’opportunità di una riunificazione dei Comuni al fine di evitare che la periferia di Cornuda coincidesse con il centro di Crocetta.
Fu un duro colpo per il “bel paesello” di Crocetta. L’attività di questa fabbrica aveva comunque gettato le basi per una nuova industrializzazione e la gente del posto si rimboccò nuovamente le maniche contribuendo, attraverso un’innata operosità, alla creazione del modello di sviluppo “nord-est”. Sono 25 le imprese che operano in quell’area.

Oggi il “gigante” è là, lungo l’acqua, a tratti seminascosto da acacie cresciute tra un ramo e l’altro del Brentella. Il vecchio canapificio appare ancora come un corpo unico sovrastato dalla ciminiera e dall’imponente serbatoio d’acqua. Chi passa da via Erizzo volge lo sguardo verso questa grande costruzione ma sembra non avere la percezione dell’avventura industriale che si è consumata in questi luoghi.

Photo credit: Tiziano Biasi, Gaetano De Rosa, Francesco Antoniol

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Il Canapificio Veneto e la storia dell’industrializzazione dell’Alto Trevigiano

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